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Cercare il Regno

  Se ci chiedessero perché pensiamo di non esserci realizzati, perché non siamo semplicemente felici, la maggior parte di noi verosimilmente risponderebbe evitando termini come fondamentale armonia, consapevolezza, spirito. Con molta più probabilità porremmo in evidenza determinati aspetti della nostra vita come il lavoro, i rapporti interpersonali, la salute, ed attribuiremmo ad uno o a tutti essi la nostra infelicità, la nostra inquietudine. A dire il vero, molti di noi non riuscirebbero nemmeno a trovare un comune punto di contatto tra i diversi aspetti della vita; le varie attività che connotano la nostra giornata spesso ci appaiono come fatti paralleli e spesso ci infastidiamo se gli uni vengono ad incidere sugli altri. Ne consegue che il nostro vivere moderno spesso difetta di un centro, di un punto di convergenza, di una fonte di unità. Quindi, uomini e donne smarriscono il senso del proprio centro creativo e perdono il contatto con il proprio vero sé. L’intendere la preghie...
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La vera forza si manifesta nel servire la vita

  La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta un poco di fede, una briciola di fede per affrontare insieme,  come  umanità e  con  umanità, quest’ora drammatica della storia. La preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che già risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà. La preghiera ci educa ad agire. Le limitate possibilità umane si congiungo...

La sofferenza innocente: dove si infrange la fede e svanisce la speranza

  È la sofferenza – la sofferenza innocente – a frantumare il muro dell’indifferenza nei confronti del problema dell’al-di-là. La realtà della sofferenza innocente è il nervo scoperto della domanda metafisica e costringe a scegliere tra l’assurdo e la speranza. Ed è proprio sullo scoglio, purtroppo continuamente in agguato, della sofferenza innocente che è naufragata la fede di tanti credenti, la loro speranza in un Dio onnipotente e giusto. «Se tutti devono soffrire per comprare con le loro sofferenze un’armonia che duri eternamente, cosa c’entrano però i bambini?». Questo si chiede Ivan Karamazov. E prosegue: «Finché sono in tempo… mi rifiuto assolutamente di accettare questa armonia eterna. Essa non vale le lacrime nemmeno di quell’unica creaturina che si batteva il petto col piccolo pugno e pregava il “buon Dio” nello stanzino puzzolente. Non le vale, perché quelle lacrime sono rimaste senza riscatto. Io non voglio nessuna armonia, per amore dell’umanità non la voglio. Non è ch...

La mitologia della Bibbia

    Nel nostro mondo, la madre della mitologia è la Bibbia. Su di essa non si può fondare una religione vera, ma solo una - o più - superstizioni. Ciò per due motivi, diversi ma concomitanti: uno storico e uno spirituale. La religione biblica si fondava infatti sulla storicità delle vicende narrate, testimonianza di un intervento effettivo di Dio, che garantiva alla sua "rivelazione" quella verità negata alle altre religioni. Su questo presupposto si fondava anche il valore religioso dei contenuti trasmessi, evidentemente superiore agli altri, in quanto di origine divina. Ma tutto ciò è stato demolito dalla scienza. Che la storicità della Bibbia fosse una menzogna era in realtà già apparso chiaro a molti nel passato, ogni qual volta il testo era stato analizzato con occhio limpido e distaccato, rivelando così tutte le sue incongruenze e contraddizioni - basti pensare a Spinoza o a Voltaire - ma sono state la filologia e la scienza degli ultimi due secoli a dimostrarlo definit...

Mostrami come vivere

"Dimostrami che una vita ben spesa non consiste nella sua durata, ma nell'uso che se ne fa, e che è possibile (anzi, capita fin troppo spesso) che una persona che ha avuto una vita lunga abbia vissuto troppo poco" (Seneca, Lettere a Lucilio, 49, 10). Non c'è bisogno di dimostrarlo a Seneca. Dimostratelo a voi stessi. Non importa quanti anni vi saranno concessi: l'importante è che si possa dire sinceramente che la vostra vita è stata lunga e piena. Tutti conosciamo qualche persona così, qualcuno che abbiamo perso troppo presto, ma di cui ancora adesso pensiamo: "se potessi fare anche solo la metà di quello che ha fatto, la mia vita sarebbe ben spesa". Il modo migliore per riuscirci è concentrarsi su ciò che c'è in questo momento, sul compito che avete a portata di mano, grande o piccolo che sia. Come afferma Seneca, se ci immergiamo di proposito e con tutti noi stessi nel presente "lo scorrere precipitoso del tempo si attenuerà". (tratto da:...