Se ci chiedessero perché pensiamo di non esserci realizzati, perché non siamo semplicemente felici, la maggior parte di noi verosimilmente risponderebbe evitando termini come fondamentale armonia, consapevolezza, spirito. Con molta più probabilità porremmo in evidenza determinati aspetti della nostra vita come il lavoro, i rapporti interpersonali, la salute, ed attribuiremmo ad uno o a tutti essi la nostra infelicità, la nostra inquietudine. A dire il vero, molti di noi non riuscirebbero nemmeno a trovare un comune punto di contatto tra i diversi aspetti della vita; le varie attività che connotano la nostra giornata spesso ci appaiono come fatti paralleli e spesso ci infastidiamo se gli uni vengono ad incidere sugli altri. Ne consegue che il nostro vivere moderno spesso difetta di un centro, di un punto di convergenza, di una fonte di unità. Quindi, uomini e donne smarriscono il senso del proprio centro creativo e perdono il contatto con il proprio vero sé.
L’intendere la preghiera come mera comunicazione a Dio di ciò che vogliamo o di cui abbisogniamo oppure come elencazione dei nostri peccati ed omissioni non fa che accrescere la nostra alienazione dalla realtà. Eppure il messaggio liberatore che Gesù è venuto a portare è: “Non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?”. Ciò che Gesù sostiene qui non è un’irresponsabile o fanatica indifferenza verso gli aspetti esteriori della vita; Egli ci sollecita piuttosto a sviluppare uno spirito di fiducia, di totale fiducia nella paternità di quel Dio che non solo ci ha creati, ma ci sostiene in ogni momento nel nostro essere. “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini”, Egli ci insegna. Con ciò vuole dirci di realizzarci al presente, perché la nostra felicità ed appagamento sono qui ed ora.
Riporre la fiducia in un altro significa rinnegare se stessi e spostare il centro di gravità nell’altro; e libertà ed amore sono proprio questo. “Di tutte queste cose si preoccupano i pagani” - è sempre Gesù che ci parla - “il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.” La fiducia che Egli chiede ai suoi seguaci di avere nella paternità del Padre suo non è ingenua, infantile presunzione di ottenere ciò che si vuole per il semplice motivo che lo si vuole. Avere fiducia in Dio significa rivolgersi totalmente a qualcun'altro; e se ci riusciamo vuol dire che abbiamo trasceso noi stessi ed il nostro stesso desiderio. Ciò che traiamo da quest’esperienza di trascendenza supera di gran lunga quanto potremmo o avremmo mai osato chiedere. “Cercate prima il regno di Dio e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.
Sapremo dare la giusta importanza alle nostre attività esteriori, soltanto quando saremo riusciti a ristabilire un consapevole contatto con il centro di tali attività ed interessi. E proprio questo centro ci prefiggiamo di raggiungere con la meditazione, il centro del nostro essere. Nelle parole di S. Teresa, “Dio è al centro della nostra anima”. Una volta aperto l’accesso al nostro centro, nel nostro cuore si instaura il Regno di Dio; Regno che altro non è che la forza e la vita di Dio stesso che tutto pervade e permea l’intero creato. Come scrive Giovanni Cassiano: “Colui che è l’autore dell’eternità non vorrebbe che gli uomini Gli chiedessero alcunché di discutibile, futile o transitorio”. Ciò non perché Egli non voglia che noi si goda delle cose belle della vita, bensì perché noi possiamo goderle soltanto quando abbiamo ricevuto il Suo dono di Sé, di quel Sé da cui proviene ogni cosa, che è bontà stessa. La prova della Sua generosità è ciò che S. Paolo definisce “Il fondamento della nostra speranza” è “l’amore di Dio [che] è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato”.
Non si tratta di un’esperienza riservata a pochi eletti. E' un dono alla portata di ogni uomo, di ogni donna. Per ottenerlo dobbiamo ritornare al centro del nostro essere, dove esso ci penetrerà fino alla fonte della nostra stessa esistenza, là dove avviene l’infusione dell’amore divino attraverso lo Spirito di Gesù.
(tratto da: John Main, Dalla Parola al Silenzio. Via semplice alla meditazione, Edizioni Appunti di Viaggio 1995)

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