La guerra divide, la speranza unisce. La prepotenza
calpesta, l’amore solleva. L’idolatria acceca, il Dio vivente illumina. Basta
un poco di fede, una briciola di fede per affrontare insieme, come umanità
e con umanità, quest’ora drammatica della storia. La
preghiera, infatti, non è rifugio per sottrarci alle nostre responsabilità, non
è anestetico per evitare il dolore che tanta ingiustizia scatena. È invece la
più gratuita, universale e dirompente risposta alla morte: siamo un popolo che
già risorge! In ognuno di noi, in ogni essere umano, il Maestro interiore
insegna infatti la pace, sospinge all’incontro, ispira l’invocazione. Alziamo
allora lo sguardo! Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino
già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri,
perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza
pietà.
La preghiera ci educa ad
agire. Le limitate possibilità umane si congiungono nella preghiera alle
infinite possibilità di Dio. Pensieri, parole e opere infrangono, allora, la
demoniaca catena del male e si mettono a servizio del Regno di Dio: un Regno in
cui non c’è spada, né drone, né vendetta, né banalizzazione del male, né
ingiusto profitto, ma solo dignità, comprensione, perdono. Abbiamo qui un
argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più
imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana sono gravemente
destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di
Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un
solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di
nemici. Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all’ascolto e
all’incontro. Fratelli e sorelle, chi prega ha coscienza del proprio limite,
non uccide e non minaccia la morte. Invece, alla morte è asservito chi ha
voltato le spalle al Dio vivente, per fare di se stesso e del proprio potere
l’idolo muto, cieco e sordo (cfr Sal 115,4-8), cui sacrificare
ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio.
Basta con l’idolatria di
sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la
guerra! La vera forza si manifesta
nel servire la vita. Uniamo, dunque, le energie morali e spirituali
di milioni, miliardi di uomini e donne, di anziani e di giovani che oggi
credono nella pace, che oggi scelgono la pace, che curano le ferite e riparano
i danni lasciati della follia della guerra.
Certo vi sono
inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni. A loro gridiamo:
fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della
mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di
morte! Vi è però, non meno grande, la responsabilità di tutti noi, uomini e
donne di tanti Paesi diversi: un’immensa moltitudine che ripudia la guerra, coi
fatti, non solo a parole. La preghiera ci impegna a convertire ciò che resta di
violento nei nostri cuori e nelle nostre menti: convertiamoci a un Regno di
pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri,
nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla
rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro. Torniamo a credere
nell’amore, nella moderazione, nella buona politica. Formiamoci e giochiamoci
in prima persona, ciascuno rispondendo alla propria vocazione. Ognuno ha il suo
posto nel mosaico della pace!
Abbiamo bisogno di non
farci travolgere dall’accelerazione di un mondo che non sa cosa rincorre, per
tornare a servire il ritmo della vita, l’armonia della creazione, e curarne le
ferite. Torniamo a casa con questo impegno di pregare sempre, senza stancarci,
e di profonda conversione del cuore. La Chiesa è un grande popolo a servizio
della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche
quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo.
Essa annuncia il Vangelo della pace ed educa a obbedire a Dio piuttosto che
agli uomini, specie quando si tratta dell’infinita dignità di altri esseri
umani, messa a repentaglio dalle continue violazioni del diritto
internazionale. «In tutto il mondo è auspicabile che ogni comunità diventi una
“casa della pace”, dove si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il
dialogo, dove si pratica la giustizia e si custodisce il perdono. Oggi più che
mai, infatti, occorre mostrare che la pace non è un’utopia».
Carissimi, la pace sia
con tutti voi! È la pace di Cristo risorto, frutto del suo sacrificio d’amore
sulla croce. Per questo a Lui rivolgiamo la nostra supplica:
Signore Gesù,
tu hai vinto la morte senza armi né violenza:
hai dissolto il suo potere con la forza della pace.
Donaci la tua pace,
come alle donne incerte nel mattino di Pasqua,
come ai discepoli nascosti e spaventati.
Manda il tuo Spirito,
respiro che dà vita, che riconcilia,
che rende fratelli e sorelle gli avversari e i nemici.
Ispiraci la fiducia di Maria, tua madre,
che col cuore straziato stava sotto la tua croce,
salda nella fede che saresti risorto.
La follia della guerra abbia termine
e la Terra sia curata e coltivata da chi ancora
sa generare, sa custodire, sa amare la vita.
Ascoltaci, Signore della vita!
(Tratto da: Leone XIV, Preghiera del Santo Rosario per invocare il
dono della pace, 11 aprile 2026)

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