Se ci chiedessero perché pensiamo di non esserci realizzati, perché non siamo semplicemente felici, la maggior parte di noi verosimilmente risponderebbe evitando termini come fondamentale armonia, consapevolezza, spirito. Con molta più probabilità porremmo in evidenza determinati aspetti della nostra vita come il lavoro, i rapporti interpersonali, la salute, ed attribuiremmo ad uno o a tutti essi la nostra infelicità, la nostra inquietudine. A dire il vero, molti di noi non riuscirebbero nemmeno a trovare un comune punto di contatto tra i diversi aspetti della vita; le varie attività che connotano la nostra giornata spesso ci appaiono come fatti paralleli e spesso ci infastidiamo se gli uni vengono ad incidere sugli altri. Ne consegue che il nostro vivere moderno spesso difetta di un centro, di un punto di convergenza, di una fonte di unità. Quindi, uomini e donne smarriscono il senso del proprio centro creativo e perdono il contatto con il proprio vero sé. L’intendere la preghie...
a cura di Antonello Lotti